poliamore

Poliamore. «La persona poliamorosa viene etichettata come superficiale, ma è il contrario», Laura Landolfi

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«La parte del poliamore che preferisco riguarda la capacità delle relazioni di diventare molto più spaziose nel momento in cui smettiamo di vedere gli altri come individui con cui competere e iniziamo a vederli complementari a ciò che possiamo offrire in quanto persone».

Per parlare di poliamore, abbiamo raccolto la testimonianza di Laura Landolfi (poly_emica), soffermandoci tra gli altri sul concetto di consenso, sull’atto conoscitivo verso se stessi che solo i rapporti con gli altri rendono possibile e sul sentimento della gelosia.

Cos’è il poliamore?

Il poliamore è un concetto ampio, cambia continuamente e da persona a persona. Potrei definirlo come la pratica o la possibilità di avere una relazione intima, sessuale e affettiva o meno con più di una persona con il consenso esplicito di tutti i partner coinvolti o potenziali. La non monogamia si basa su un rapporto che deve essere onesto e consensuale. Nell’ambito delle non monogamie viene decostruito il concetto classico di relazione romantica e sessuale, poiché con i vari partner si possono avere anche relazioni platoniche, non sessuali e non romantiche. È ancora aperto infatti il dibattito riguardo alla possibilità di includere le non monogamie consensuali tra le tematiche LGBT, perché una buona fetta della comunità non monogama si interseca con la comunità queer.

Come funzionano le relazioni non monogame?

Ci sono persone che concordano di non parlare, né sapere delle altre relazioni dei partner, altre invece chiedono di essere informate solo se lo richiedono, o ancora, persone che vogliono sapere tutto. Questo dipende ovviamente dalle dinamiche delle relazioni e dalla fase di vita che si sta attraversando.

Per alcune persone, poche informazioni sulle altre relazioni del partner sono causa della caduta in una spirale in cui si pensa eccessivamente alle altre relazioni, limitando i pensieri positivi sul proprio rapporto. Per altri invece questo avviene se e quando ricevono troppe informazioni. Si deve trovare un equilibrio tra i due approcci e capire quali sono le informazioni di cui si ha bisogno per sentirsi al sicuro all’interno della relazione

Alcune persone poliamorose, ad esempio, scelgono di avere rapporti gerarchici: scelgono un partner primario, con il quale fare progetti di convivenza o genitorialità, e altri con cui non condividono gli stessi progetti ma non per questo li considerano rapporti meno profondi. Solitamente questi vengono chiamati partner secondari. Ovviamente si può anche avere un approccio non gerarchico, come faccio io.

Cioè?

Non mi piace considerare una persona più o meno importante delle altre. Tutti i miei rapporti hanno la stessa importanza. Sono le esperienze condivise a costruire il rapporto, lascio che siano le esperienze di vita in comune a dargli valore. Credo che sia qualcosa di altamente limitante dire a una persona che non sarà mai importante come qualcun altro, perché si può raggiungere la stessa intensità di rapporto anche con una persona conosciuta da meno tempo. La parte del poliamore che preferisco riguarda la capacità delle relazioni di diventare molto più spaziose nel momento in cui smettiamo di vedere gli altri come individui con cui competere e iniziamo a vederli complementari a ciò che possiamo offrire in quanto persone.

Cosa vuol dire essere persone poliamorose in questa società?

Non essere capiti e spesso vedersi chiudere porte in faccia. Io dichiaro sempre di essere poliamorosa perché voglio ricevere il consenso esplicito anche da parte di persone con cui magari non ho intenzione di avere un rapporto di tipo sentimentale, ma solo sessuale: chiunque può maturare dei sentimenti e cambiare idea lungo il percorso, motivo per cui mi piace sempre essere chiara. I rapporti sono un flusso e non si sa mai come va a finire.

In ogni caso, dire di essere poliamorosi a volte diventa un limite. Ultimamente ho notato, per esempio nei dating app, che molte persone non esplicitano di esserlo e questo avviene perché si avverte moltissimo ancora lo stigma. È facile sentirsi giudicati da una società in cui la maggioranza delle persone sono monogame.

La sensazione è che il poliamore venga ancora ridotto a comportamenti leggeri e voglia di disimpegno.

Esatto, viene tradotta come volontà di non impegnarsi, ma chi dice che io non voglia impegnarmi in una relazione? Al contrario, cerco il commitment verso più persone. A volte le situazioni vengono frenate a monte, prima che possa nascere qualsiasi cosa, perché la persona poliamorosa viene etichettata come superficiale, quando invece è esattamente il contrario.

Quando hai scoperto di essere poliamorosa?

Quattro anni fa ho fatto coming out. La scoperta vera e propria è stata un processo, credo iniziato dall’infanzia. Ho sempre amato scrivere storie o guardare cartoni animati immaginando che tre personaggi potessero stare bene insieme. Eppure da bambina non conoscevo il concetto di poliamore. Posso dire che sia sempre stato nella mia testa, ma ovviamente non funziona così per tutti. Persone che conosco, ad esempio, lo hanno scoperto intorno ai 20 anni, prima non avevano mai avuto un pensiero di questo tipo.

Nel mio caso è sempre stato un pensiero latente, presente nella mia testa senza che io sapessi dargli un nome. È come se mi fossi sempre comportata da poliamorosa senza saperlo: ho avuto un amore platonico per circa sette anni, che però non mi ha impedito di innamorarmi di altre persone nel frattempo. E in quel periodo vivevo relazioni monogame.

Un pattern molto comune tra le persone che poi si rendono conto di essere poliamorose è la monogamia seriale, perché tendono a innamorarsi di persone nuove mentre stanno già vivendo una relazione e per non tradire la interrompono per iniziarne un’altra. L’ho fatto anch’io, finché con un mio fidanzato, con il quale avevo un rapporto a lunga distanza, non abbiamo deciso di esplorare il concetto di coppia aperta.

Da quel momento mi sono resa conto che i miei pensieri stavano diventando più forti, perché riuscivo a diversificare quello che era sesso dai rapporti in cui provavo sentimenti. Dopo la chiusura di quel rapporto ho conosciuto uno dei miei attuali partner ed è stata la prima persona con cui ho fatto coming out.

Le persone che ti erano intorno come hanno reagito al tuo coming out?

Forse sono l’eccezione che conferma la regola. Ho avuto risposte del tipo: «da te me lo aspettavo», in generale ho ricevuto risposte positive. Anche mio padre mi disse che non ci vedeva nulla di male. Non me lo aspettavo, credevo che mi sarei sentita dire le cose peggiori anche perché ho fatto coming out sia come persona bisessuale che poliamorosa.

Cosa significa amare o essere attratti da più persone nello stesso momento?

È difficile spiegare cosa significa, perché non è altro che una sensazione. All’inizio credo ci si senta agitati: non è facile andare a spiegare che i sentimenti che provi per una persona non tolgono nulla ai sentimenti che provi per un’altra persona e che l’aggiunta di un’altra persona può soltanto andare a migliorare un rapporto perché si riescono a scoprire molte cose di un rapporto vivendone un altro.

Quando entra una nuova persona, la comunicazione tra te e un partner preesistente si fa più profonda. Si sente l’esigenza di andare a scavare e di avere un dialogo più cristallino. Qualsiasi cosa ti passi per la testa viene affrontata. Rispetto alla gelosia, ad esempio, ci si chiede cosa si sta provando, si racconta, si cerca di capire se è invidia o altro. La parte più difficile è dare i nomi ai sentimenti che provi.

Quindi un arricchimento dal punto di vista conoscitivo personale…

Sì, riesco a conoscere delle parti di me che magari non emergono in un unico e singolo rapporto. Le persone sono tutte diverse e fanno emergere lati differenti della tua persona.

Erroneamente si dà per scontato che una persona poliamorosa non possa provare gelosia, ma non è così. Vogliamo raccontare la gelosia nelle relazioni non monogame?

Essere poliamorosi non significa automaticamente smette di essere gelosi. È un lavoro, è necessario decostruire la gelosia per capirne le ragioni, come l’insicurezza personale, l’invidia o un periodo della vita particolarmente stressante. La gelosia è un ombrello di sensazioni, collega la persona al contesto. Si può essere gelosi per i motivi che ho citato prima, ma anche perché magari il nostro partner non si impegna nel rapporto nel modo in cui noi vorremmo, perché magari non ci sentiamo abbastanza apprezzati. Si potrebbe essere completamente non gelosi con una persona diversa in una relazione diversa, ma con un partner che si comporta allo stesso modo, appunto perché in quel determinato momento non sentiamo che vengono a mancare attenzioni da parte di quella persona. Sono rapporti differenti.

Se a me capita di essere gelosa mentre il mio partner sta avendo un appuntamento, di solito reagisco andando a leggere messaggi carini che mi sono stati mandati così da ricordare la mia importanza nella vita della persona che in quel momento è con qualcun altro. Oppure guardo qualche foto o mi distraggo con un film. Il giorno dopo ne parlo perché è la comunicazione che manda avanti questo tipo di relazioni. Per quanto sia molto difficile, si deve cercare di essere cristallini. Se non esplicito le mie paure, i miei bisogni, l’altra persona non può capire cosa io stia provando. Si deve parlare fino ad averne lo schifo di ciò che ci fa stare male, perché tutto deve essere chiaro e tutti devono sentirsi sicuri e non avere più dubbi sull’argomento.

Nella tradizionale dicotomia tra natura e cultura, molti danno per scontato che ciò che è naturale – qualora esistesse effettivamente qualcosa di naturale – sia più importante e che debba prevalere su ciò che invece viene costruito socialmente e culturalmente. Per la nostra società la monogamia è naturale, è la forma relazionale accettata. Come vivevi la monogamia tu?

Non posso dire di esserci stata malissimo, ma nemmeno benissimo: una persona poliamorosa non ha sempre la necessità di avere più partner. Sono stata male nel momento in cui mi venivano applicati standard ed etichette, quando la persona con cui vivevo una relazione faceva piani su di me. Non ho mai sopportato che qualcun altro decidesse della propria vita sulla base delle mie decisioni o di me.

L’indipendenza dell’io, i desideri, i progetti e i sogni di una persona non dovrebbero mai venir meno o dipendere da qualcun altro. Eppure questa è una caratteristiche che ho ritrovato nella totalità delle mie relazioni monogame. Io non posso vivere ruotando attorno a una persona. Inoltre, ho sempre avuto molti amici maschi e spesso è diventato un problema nelle mie relazioni monogame, perché c’era gelosia dell’intimità che potevo avere con i miei amici.

Quanto è importante la divulgazione su questo argomento?

È fondamentale. Quando ho aperto il mio profilo Instagram esisteva soltanto il sito poliamore.org che non veniva aggiornato da secoli. La mia pagina inizialmente è nata come strumento di sfogo, più che divulgativo. Con il tempo poi sono nati altri profili sul tema delle relazioni non monogame consensuali. Ho sempre riservato molta attenzione alle storie che mi venivano raccontate tramite DM, ho ascoltato e ascolto storie di tantissime persone che mi confidano i loro sentimenti e i loro dubbi. Cerco di aiutare le persone a fare brainstorming e chiarezza, non posso dare soluzioni.