desiderio femminile

«Il desiderio femminile è stato recepito sempre come un pericolo», Morena Russo

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Morena Russo, esperta in educazione sessuale e nelle tecniche di approccio sessuologico-alimentare, si occupa di sessualità da oltre sei anni, consiglia e vende sex toys e oggetti per la salute e il benessere sessuale. «Uso questi oggetti come espedienti per poter parlare di sessualità e trattare argomenti più importanti e poco conosciuti», tra questi le tematiche del consenso, del desiderio femminile e della scelta nell’ambito della sessualità consapevole. Con lei abbiamo parlato anche di dolore, dei tabù legati alla sessualità, tra cui la menopausa, la sessualità nella terza età, il processo conoscitivo del proprio corpo e nello specifico del «muscolo della felicità», il pavimento pelvico.

In base alla tua esperienza qual è l’approccio dei più giovani all’educazione sessuale e affettiva?

Purtroppo non ho contatti diretti con gli adolescenti, perché non si può ancora insegnare educazione sessuale nelle scuole. Parlo con gli adolescenti attraverso i loro genitori che si rivolgono a me per avere dei consigli e per poter approfondire qualche argomento magari attraverso letture specifiche. Al momento questa è la modalità tramite cui riesco a raggiungere i più giovani, ma ci sono molti progetti in corso.

Abbiamo bisogno dell’educazione sessuale nelle scuole: conoscenza è potere. Potere di scegliere. Le uniche informazioni divulgate nelle scuole sulla sessualità riguardano la prevenzione e nonostante questo la diffusione delle infezioni sessualmente trasmissibili è in continuo aumento. Per molti proteggersi è ancora da sfigati e questo dimostra la mancanza di un’educazione sessuale in cui si parli anche di rispetto, di consenso, di affettività, di piacere, di differenze di genere, di una sessualità che sia libera da paura, vergogna e pregiudizi. Non possiamo parlare di sessualità facendo riferimento esclusivamente alla prevenzione e non si può parlare di prevenzione richiamando unicamente la pillola e i preservativi per il pene. L’Organizzazione mondiale della sanità definisce la sessualità come qualcosa di ampio, di complesso, come espressione fondamentale della persona, dovremmo avere un’educazione sessuale più completa.

La chiusura delle scuole sul tema della sessualità è il riflesso della chiusura della società sull’argomento…

Sì, si pensa che siano stati fatti dei grandi passi in avanti rispetto alla sessualità e si pensa, di conseguenza, che i nostri ragazzi oggi abbiano più conoscenze di quante non ne avessero le generazioni passate. Molti mi dicono che i giovani oggi hanno più consapevolezza, ma non sono d’accordo: hanno la possibilità di ricevere più informazioni ma non tutte quelle che ricevono sono corrette.

È necessario instaurare un dialogo aperto e continuo. Solitamente si pensa all’educazione sessuale come qualcosa di relativo a un determinato periodo della vita, dovrebbe invece essere un’educazione continua: dai primi anni di vita a seguire. Dovremmo iniziare a parlare di sessualità già con i bambini e le bambine e non aspettare la fase adolescenziale, perché ogni età ha le sue parole, il linguaggio è importassimo. Si può iniziare a parlare già con loro di consenso e rispetto per il proprio corpo e per il corpo altrui. Anche questo è parlare di sessualità.

Quali sono i tabù da vincere soprattutto se ci rivolgiamo alla sessualità femminile?

I tabù relativi alla sessualità sono davvero tantissimi. Se parliamo di quella femminile probabilmente i più radicati sono quelli che riguardano le mestruazioni, il dolore, il piacere, il desiderio, la verginità. Ed è assurdo che ancora oggi questi siano tabù così radicati.

Molte donne pensano ancora che sia normale provare dolore durante un rapporto oppure provare dolori lancinanti duranti le mestruazioni. Non lo è. Il dolore è accettato nella sessualità femminile, ma questo non significa che sia normale.

Soltanto ora iniziamo a parlare di vulvodinia, ma per anni molte donne hanno sopportato questo dolore in silenzio e sono state accusate di vivere una malattia immaginaria, un dolore immaginario. Il dolore delle donne viene sempre sottovalutato e noi stesse, a volte, lo accettiamo come se fosse normale. Non solo nella nostra vita, ma anche nella nostra sessualità.

Anche l’atto del conoscersi è un tabù: ho conosciuto donne adulte che non sapevano come è fatta una vulva o qual è la differenza tra una vulva e una vagina. Ad alcune ragazze invece ho spiegato come si usa una coppetta mestruale e mi hanno chiesto se la coppetta poi non si riempisse di pipì. Non avevano la minima idea di come sono fatte. Questo è un problema delle famiglie, delle scuole, della società. 

Perché il dolore femminile viene accettato in maniera così scontata?

Sono molti i fattori che concorrono. Siamo sempre state abituate a questo e la non conoscenza stessa ci porta ad accettarlo. Durante le consulenze, quando dico che il dolore non è normale e che se lo proviamo vuol dire che il nostro corpo ci sta lanciando dei segnali, ci sta chiedendo aiuto e che quindi dovremmo ascoltarlo, capisco subito chi in mezzo alle persone presenti sta soffrendo e sta provando questo dolore da tempo, senza averlo mai comunicato.

Non si parla di sessualità in maniera aperta e questo riguarda sia le donne che gli uomini. Sono pochissimi gli uomini che vanno da un andrologo se hanno dei problemi, si vantano delle performance, ma se hanno un problema non ne parlano con nessuno. Sono tantissimi anche i tabù relativi alla sessualità maschile, che è sicuramente più aperta rispetto a quella femminile ma comunque piena di pregiudizi.

E quali sono i tabù principali nella sessualità maschile?

La necessità di essere sempre super prestanti, la difficoltà a parlare dei problemi che riguardano la loro sessualità. Un altro tabù fortissimo è quello che riguarda la stimolazione anale e anche le fantasie sessuali, come anche la terza età. Pensare alla sessualità in terza età è normale per un uomo, ma non è normale se a farlo è una donna.

Parlando invece di sex toys, qual è la loro importanza e utilità riguardo al processo di conoscenza e consapevolezza del proprio corpo?

Uso i sex toys come espediente per poter parlare di argomenti più importanti. In questi anni ho incontrato tantissime donne, di diverse fasce di età, ed è stato bellissimo accompagnarle alla scoperta del proprio corpo e del proprio piacere. Attraverso un piccolo oggetto si fanno delle scoperte incredibili.

Il desiderio femminile è stato recepito sempre come un pericolo, di conseguenza è stato castrato. I corpi femminili sono stati ridotti a essere desiderati e mai desideranti. Negli ultimi anni questo sta cambiando e le donne stanno imparando a riconsiderare il proprio piacere e a reputarlo importante tanto quanto quello maschile. Qui arrivano i sex toys, oggetti del piacere progettati per stimolare le zone erogene, i genitali e il corpo nella sua totalità.

Le persone attraverso i sex toys imparano a conoscere il proprio corpo. Non sono oggetti esclusivamente fallici, come invece vuole l’immaginario collettivo. Esistono massaggiatori di tantissime forme e dimensioni diverse. Abbiamo un corpo intero da esplorare e le persone attraverso un oggetto vibrante possono imparare anche a conoscere il proprio corpo.

Legato al concetto di desiderio femminile c’è anche quello della scelta.

Sì, è vero. E questa è una cosa che fa molta paura agli uomini, perché si trovano di fronte donne che non stanno più ferme ad aspettare, ma che decidono e scelgono. Bisogna fare ancora molta strada ma negli ultimi anni molta ne è stata fatta.

Quali sono i risultati che stai riscontrando?

Quando ho iniziato questo lavoro è stato molto difficile. Una donna che vende sex toys e che parla di sessualità in maniera aperta riceve molte critiche, non solo dagli uomini ma anche dalle donne, che si sono sentite in qualche modo minacciate. Ma le cose sono cambiate molto rapidamente: le donne che mi seguono sono tantissime, mi chiedono consigli, alcune di loro si sono rivolte a uno specialista perché soffrivano di vulvodinia o di endometriosi e lo hanno scoperto grazie a una nostra chiacchiera disinvolta.

Io stessa ho fatto moltissimi cambiamenti negli ultimi anni, la nostra sessualità cambia con noi. Quando ho iniziato questo percorso anche io ero alle prime armi, anche io avevo difficoltà con la mia sessualità. Ho iniziato un corso da esperta in educazione sessuale e da lì in poi non ho più smesso: ho capito che era fondamentale parlare di sessualità e parlarne in maniera corretta con più persone possibili. Il mio pubblico inizialmente era prevalentemente femminile poi, grazie ai social e al web, è diventato più uniforme, mi confronto anche con gli altri generi adesso.

Sto collaborando anche con diversi centri medici e specialisti che trattano patologie legate al pavimento pelvico con sex toys, quindi oggetti vibranti e non vibranti. Questo è un passo in avanti notevole per sdoganare l’utilizzo di questi oggetti, che non sono oggetti di perversione ma di conoscenza.

La comunità scientifica ha iniziato a parlare di sex toys per la riabilitazione del pavimento pelvico. La riabilitazione si è sempre avvalsa della vibrazione, quindi perché non utilizzarla anche per la riabilitazione del pavimento pelvico? Molte donne però non sanno cosa sia e negli anni questa è stata una cosa che mi ha fatto molto male.

Parliamone, cos’è il pavimento pelvico?

In molti lo definiscono il muscolo dell’anima, il muscolo della felicità. Parlando con uno specialista mi disse: è «come un’amaca» che chiude la cavità dell’addome e sostiene sia gli addominali che gli organi pelvici, quindi retto, vescica, vagina e utero.

È importantissimo perché sostiene tutti gli organi pelvici. Ha moltissime funzioni: regola la minzione, contiene la pressione intraddominale, sostiene la gravidanza e il parto e controlla il rapporto sessuale. È un muscolo incredibile, ma è un muscolo: va da sé che durante la vita di una donna subisca dei cambiamenti che possono portare al prolasso o all’incontinenza urinaria e fecale, alla mancanza di orgasmo.

Durante una gravidanza, ad esempio, il pavimento pelvico sostiene un peso per nove mesi. Prima e dopo la gravidanza andrebbe allenato, coccolato, visitato. E non solo le donne che partoriscono, ma anche le atlete che nel mondo agonistico vengono allenate come gli uomini.

Si pensa che l’incontinenza urinaria passati i cinquant’anni sia normale, lo vediamo anche nelle pubblicità: mutande in pizzo pensate per l’incontinenza urinaria, l’importante è che siano sexy. Ma non si dice che in realtà può essere risolta perché esiste un muscolo che può essere allenato in tantissimi modi grazie a tecniche conservative per la riabilitazione del muscolo pelvico.

Perché allora continua a essere ignorato?

Semplicemente perché si tratta del corpo femminile. Si pensa che l’incontinenza urinaria sia riconducibile esclusivamente alla menopausa e dunque alle donne adulte, ma sono moltissime invece anche le ragazze giovani che ne soffrono perché le cause della debolezza del pavimento pelvico sono molteplici: una cattiva postura, la gravidanza, il parto, l’obesità, alcuni sport, l’ereditarietà genetica, le malattie respiratorie croniche, la stitichezza cronica. Bisognerebbe parlarne e spingere le donne, fin da piccole, a conoscere il proprio pavimento pelvico. 

Qual è il tipo di narrazione a cui viene sottoposta la menopausa? Perché un fattore fisiologico rappresenta tuttora un tabù?

Perché discende da un tabù ancora più radicalizzato, quello della sessualità della terza età. Quando si pensa alla terza età si pensa a donne asessuate e dico donne perché gli uomini non sono vittime dello stesso stigma.

Una donna in menopausa viene pensata come “finita”, ma in realtà la nostra sessualità è ciclica: attraversa tutte le fasi della nostra vita e ogni fase è diversa, quella della menopausa quindi dovrebbe essere semplicemente una fase diversa, invece se ne parla solo in termini di secchezza vaginale, di vampate, di calo del desiderio sessuale. Questo dipende anche dal fatto che sono pochi i professionisti che parlano di sessualità in maniera semplice e diretta, basterebbe accompagnare le donne in un percorso di conoscenza e di autoconoscenza. Cambiano molte cose, ma non è detto che debbano finire.

Durante le mie consulenze il primo sex toys che presento è il lubrificante, che andrebbe utilizzato sempre. In realtà è un tabù per le donne perché pensano di non lubrificarsi abbastanza ed è un tabù per gli uomini perché pensano di non essere capaci a portare la donna all’eccitazione. La lubrificazione femminile dipende da moltissimi fattori: dalle mestruazioni alla menopausa, dagli antibiotici allo stress, al fatto che si tratta di un corpo e non di una macchina.

È cambiata la narrazione a proposito del corpo femminile? Sta cessando di essere un corpo oggettivizzato e sessualizzato da altri oppure no?

Sono tante le conquiste fatte. Penso che effettivamente stia cambiando, ma sotto alcuni aspetti no. Vediamo ancora pubblicità che riguardano l’olio per automobili e che riportano donne in intimo. Il cambiamento più sensazionale è che sono tante le donne che parlano, che si informano e trattano la sessualità, professioniste che affrontano questo tema sotto punti di vista differenti. Quello che sta cambiando è che siamo noi a narrarci. C’è ancora molta strada da fare ma quella che stiamo percorrendo oggi è molto interessante.