valore etico della bellezza

Il valore etico della bellezza. L’estetica come virtù interiore e strumento di controllo

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La bellezza, soprattutto quando parliamo di corpi femminili, assume un valore etico. Viene considerata il parametro per poter essere viste, considerate, amate. Gli spot pubblicitari che consigliano creme antirughe mostrando volti lisci e levigati, tinte per capelli non ancora ingrigiti o che suggeriscono, ancora, attrezzi per la ginnastica da camera prima della prova costume, non fanno altro che sussurrare un messaggio: la bellezza, ossia quei canoni corporei accettati dalla società occidentale del ventunesimo secolo, è un valore.

Se si cerca il significato della parola bellezza, ci si imbatterà nella definizione: «la qualità capace di appagare l’animo attraverso i sensi, divenendo oggetto di meritata e degna contemplazione». Qualità, merito, dignità. Sono tre le parole che individuano il senso conferito alla bellezza estetica dalla nostra società. Essere belli – mi verrebbe da dire essere belle, ché in fondo un uomo viene sempre definito un “tipo” – ci rende meritevoli di attenzione, corpi e soggettività degne di stare al mondo.

Il valore etico della bellezza: essere belle vuol dire poter essere amate

Se penso alla mia infanzia tra i ricordi più nitidi ci sono le mattine libere dalla scuola e i pomeriggi passati a guardare i VHS dei film di animazione della Disney. Le principesse che mi piacevano tanto, devo ammetterlo, hanno condizionato profondamente – e per lungo tempo – innanzitutto la mia idea di amore. Cenerentola, Biancaneve, Aurora de La Bella Addormentata nel Bosco, Ariel hanno tutte un punto in comune: vengono salvate da un uomo – non un uomo qualunque, il principe azzurro – e sembrano trovare la loro realizzazione nel compimento di un amore. Queste donne, queste personagge, non esistono da sole, si sentono finalmente complete a partire dal bacio appassionato che le fa sentire scelte. E il lieto fine, quel «vissero felici e contenti», chiude volutamente il sipario molto prima di svelare l’ordinaria straordinarietà della vita quotidiana, cristallizzando un momento che non dura mai per sempre.

valore etico della bellezza Fotografia di Martina Lambazzi

Le principesse, però, hanno anche qualcos’altro in comune: sono estremamente belle. E già questa affermazione potrebbe risultare problematica perché, insomma, cos’è la bellezza? Diciamo che sono canonicamente belle: capelli fluenti, pelle bianca e levigata, occhi grandi e labbra carnose, vita stretta e seno prosperoso. Ma c’è di più, perché la bellezza esteriore non viene celebrata in quanto fine a se stessa. Pensiamoci un attimo: le antagoniste di Biancaneve e Aurora sono due streghe cattive; Ariel affronta Ursula, creatura del mare con il volto umano e i tentacoli, mentre Cenerentola soffre le prepotenze delle due sorellastre, Genoveffa e Anastasia. Se le virtù delle principesse Disney sono la purezza, la dolcezza e la bontà, le loro antagoniste rappresentano esattamente l’opposto. È qui che la bellezza assume una connotazione morale: essere belle vuol dire essere buone e, soprattutto, degne d’amore. Il valore etico della bellezza suggerisce che essere belle vuol dire poter essere amate.

Il valore etico della bellezza: l’estetica come arma di distrazione di massa

L’idea che la bellezza esteriore sia strettamente correlata a quella interiore l’avevano diffusa già i greci. Kalòs kai agathòs vuol dire “bello e buono”, ma da un certo punto in poi la bellezza è diventata un business, un modo per arricchirsi e uno strumento di oppressione per le donne. Qualcuno, ricordando le pellicole Disney succitate, noterà che anche il famoso principe azzurro aveva il dovere di essere bello ma quella bellezza, da parte sua, è utilizzata come strumento di potere. Il principe, attraverso il bacio, compie un’azione che la principessa subisce. Un’azione attraverso la quale la legittima in quanto donna: lui sceglie in virtù di quella bellezza, lei è scelta. Se i canoni ingabbiano chiunque, lo squilibrio risulta evidente.

valore etico della bellezza Fotografia di Martina Lambazzi

Come ricordano Chiara Meloni e Mara Mibelli nel libro Belle di Faccia. Tecniche per ribellarsi a un mondo grassofobico: «il corpo delle donne è sempre stato spazio politico, il modo in cui ci viene richiesto di performare il nostro genere è uno strumento di oppressione. Più siamo impegnate a disprezzare il nostro corpo, a lavorare sul nostro aspetto e a impiegare il nostro tempo per essere socialmente accettabili, più siamo controllabili e migliori consumatrici».

D’altra parte già Naomi Wolf nel saggio The beauty mith, pubblicato nel 1991, aveva analizzato il concetto di bellezza come arma di distrazione di massa. Dove potrebbe essere diretta l’energia spesa dalle donne per essere belle? È questa la domanda attorno alla quale ruota la riflessione dell’autrice.

Essere belle è una pre-condizione per stare al mondo

Secondo i dati resi noti dall’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica, «nel 2018 sono state eseguite in Italia complessivamente circa 1.009.200 procedure estetiche, ovvero il 7% in più rispetto a quelle registrate da ISAPS nel 2016». Nel 2020, nonostante la fase emergenziale dovuta all’epidemia Covid-19, «è stato segnalato un incremento del ricorso alle pratiche mini invasive di medicina estetica, come filler e procedure per il ringiovanimento, che hanno interessato sempre di più sia i giovanissimi che gli over 70, in particolare per il viso», così come riportato dal quotidiano “Sanità Informazione”.

valore etico della bellezza Fotografia di Martina Lambazzi

Manipolare il corpo, in ogni modo possibile, è uno degli espedienti che l’essere umano utilizza per poter dire se stesso. Il punto è che la bellezza, considerata da sempre una qualità, da elemento culturale per eccellenza sembra essere diventata una caratteristica intrinseca dell’essere umano, la cui mancanza – che consiste nel non corrispondere ai canoni estetici in voga – pare costituire una sorta di imperfezione morale. Dal racconto di un amore idealizzato e idealizzante sullo schermo alla proposta di prodotti da parte di chi con la bellezza ci guadagna, il concetto di cura è stato talmente distorto da non rendersi conto che la bellezza, oggi, è ascrivibile a una pre-condizione per stare al mondo, uno strumento di potere utilizzato per tracciare il confine delle esistenze degne