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«L’architettura comunica». Andrea Avantaggiato e Rocco Contillo riprogettano le periferie

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“Il cinismo è l’arte di vedere le cose come sono, non come dovrebbero essere”, chiudiamo il mese dedicato alle periferie confermando in pieno quanto scriveva Oscar Wilde, perché in un’idea che progetta non c’è cinismo, ma apertura e fiducia. Con Andrea Avantaggiato e Rocco Contillo abbiamo raccontano le periferie non soltanto per quelle che sono ma per ciò che dovrebbero essere e diventare.

Loro sono «i progettisti del domani», due studenti di architettura dell’Università di Pescara prossimi alla laurea: nei loro progetti c’è un’intenzione fondamentale, che si trasforma nella tensione evolutiva dello spazio progettato, è quella della comprensione a largo spettro. Nasce dall’incontro della difesa dell’identità di un luogo e l’installazione del bello. Comprendere un ambiente prima di intervenire per modificarlo è il passo che segna lo scarto tra un progetto qualificante e uno che si rivelerà fallimentare nel corso del tempo.

Con la loro attenzione e cura per i dettagli, passo dopo passo, abbiamo messo a paragone lo stato attuale delle costruzioni edilizie di varie periferie italiane con i loro progetti, che – appunto – non si limitano a riqualificare uno spazio, ma lo ripensano totalmente preservandone l’identità. Ci siamo rivolti a loro con l’intento di pensare gli spazi, le periferie – che abbiamo raccontato per tutto il mese di settembre – in un modo altro, per collocarli all’interno di un’idea che li riscatta, rispettando e valorizzando la loro essenza.

I risultati di un approccio urbanistico aggressivo che, anziché abbracciare la fisionomia di un luogo, ha cercato di trasformarne con la forza i tratti più emblematici sono piuttosto tangibili: «le periferie nascono in concomitanza della modernità architettonica in Europa, dall’esigenza di fornire alloggi a basso costo alle masse crescenti dei lavoratori che si riversano nelle città e ovviamente in prossimità dei complessi industriali. Dagli anni Settanta, in seguito alle polemiche insorte nei confronti di questi insediamenti, si è passati a demolizioni emblematiche sia negli Stati Uniti che in Europa e nel caso specifico dell’Italia le Vele di Scampia sono un esempio».

Social Housing. L’architettura comunica

Cosa significhi riqualificare e ripensare dalle fondamenta una periferia lo dimostra il progetto di Social Housing, realizzato da Rocco Contillo, per il quartiere Flaminio di Roma. È un progetto che, insieme ad Andrea Avantaggiato, presentano in contrapposizione al Corviale: «serve per comparare un esempio negativo e un esempio positivo di periferia. L’architettura comunica e il Corviale non comunica in maniera positiva. Il tema del progetto per il quartiere Flaminio, in prossimità del MAXXI, era il Social Housing, doveva rispondere ad esigenze abitative specifiche, come gli spazi di socialità, di condivisione e gli spazi verdi naturali. – spiega Contillo – Ho ripreso l’immagine di Corviale, dopo aver fatto lì un sopralluogo, perché incarna l’esempio da non seguire, soprattutto in tema di Social Housing, nonostante prendesse le mosse proprio da lì. È uno spazio soffocante e non vivibile, che scivola nell’abusivismo. Dal punto di vista architettonico non rispetta determinati standard, perché i due blocchi residenziali sono talmente ravvicinati che si creano reciprocamente dell’ombra. Dello spazio di mezzo, che dovrebbe essere aperto, non si può usufruire: Corviale è un ambiente murato e cupo.

l'architettura comunica Progetto di Social Housing realizzato da Rocco Contillo per il quartiere Flaminio di Roma

In contrasto a tutto questo, ho realizzato il progetto di Social Housing per inserire abitazioni diverse: uno dei tre blocchi residenziali veniva riservato ad alloggi per studenti, l’obiettivo rimaneva quello di fornire ai residenti tutti i servizi necessari. Il piano terra, infatti, era interamente composto da attività commerciali. Per sfruttare al massimo il territorio, ho inserito uno spazio ipogeo – quindi sotto il livello stradale – rivolto verso il MAXXI così da favorirne l’ingresso e dotato dei servizi secondari come biblioteche, aree studio e all’aperto con una serie di alberature e sedute. Al termine di questo spazio ipogeo, un ambiente semiaperto polifunzionale pensato anche per ospitare mostre ed eventi. Lo scopo non era quello di costruire semplicemente delle residenze, ma fornire agli abitanti servizi principali e secondari accessibili e a portata di mano, cosa che non accade affatto nelle periferie».

Avantaggiato introduce il quartiere le Albere di Trento, riprogettato da Renzo Piano «secondo uno stile di progettazione tipicamente italiano, per dimostrare come non sempre la soluzione sia costruire delle stecche abitative. Questo quartiere è da considerare un esempio virtuoso per la riprogettazione delle zone periferiche perché presenta tutti i servizi primari e quelli per la comunità. Sotto i portici del piano terra sono stati costruiti i servizi commerciali, punti di ristoro e servizi vari. Nel corso del secolo scorso, soprattutto, si è persa molto la progettualità rivolta alle piazze e ai luoghi di incontro, che non sono per nulla o in minima parte presenti nelle periferie. All’interno di questo progetto, invece, Renzo Piano ha riportato gli elementi tipici italiani, come la piazza, i portici e i lunghi viali, che nelle periferie sono quasi completamente assenti, perché vengono costruite come grandi linee di residenze, tra le quali troviamo soltanto la strada, il marciapiede e niente altro. Nella parte sinistra della sua planimetria, le Albere accoglie il MUSE -Museo delle Scienze, mentre dalla parte opposta la biblioteca. I due assi, uno rettilineo e uno curvilineo, disegnati da Renzo Piano si incontrano nella piazza, di noma invece i vuoti urbani nelle periferie rappresentano la versione più simile e vicina alle piazze, che sono aree non utilizzate e abbandonate a se stesse».  

Dicevate che l’architettura comunica, è giusto ritenere che la comunicazione sia una delle principali finalità a cui l’architettura deve tendere?

Teniamo molto al concetto di comunicazione. Le persone tendono ad associare il significato degli spazi alle costruzioni che presenta e in questo l’architettura ricopre un ruolo fondamentale, perché ha il compito di donare qualità spaziale. La qualità degli spazi e la composizione architettonica, prima ancora della scelta dei materiali, ha una rilevanza centrale.

L’errore principale nella realizzazione delle periferie è stato commesso di concerto tra urbanisti, architetti, pianificatori e amministrazione mossi dalla volontà di costruire alloggi ad un prezzo molto basso, senza rendersi conto che realizzare alloggi in questo modo avrebbe generato dei danni. La periferia è città, è sbagliato parlare di periferie. Nel senso comune più diffuso, alle periferie vengono automaticamente associati determinati ceti sociali, quelli più umili e fragili. L’architettura comunica anche sotto questo punto di vista: la separazione tra centro e periferia è data in parte dalle architetture stesse. In un caso comunica ricchezza, nell’altro esattamente l’opposto. Inserire progetti di qualità nelle periferie significa anche modificare la percezione che suscitano nelle persone.

Anche a questo proposito abbiamo lavorato ad un progetto che ci sta particolarmente a cuore, il Liceo Artistico Perugini di Foggia, la nostra ex scuola. È un edificio particolarmente fatiscente e il modo in cui lo abbiamo riprogettato si distanzia veramente molto dall’edificio esistente. Abbiamo inserito un grande viale, ad esempio, perché la scuola non deve avere recinsioni: è situata all’interno di una grande area verde, dove le persone di giorno e notte possono passeggiare e attraversare la zona in totale sicurezza. Questo quartiere fino alle 12 del mattino è molto attivo e frequentato da un target di persone prevalentemente anziane, tramite questo viale rendiamo il percorso molto più sicuro e piacevole.

l'architettura comunica Il Liceo artistico Perugini di Foggia riprogettato da Andrea Avantaggiato e Rocco Contillo

Ci siamo chiesti: “dove si colloca questo progetto?”, “quali sono le esigenze e i desideri degli studenti?” e abbiamo cercato di dare una risposta diversa rispetto a quella che è stata fornita finora. Il liceo si trova in un quartiere periferico di Foggia, ma il senso di questo nostro progetto è dare fiducia, non soltanto agli studenti ma a tutte le persone del territorio. I servizi si devono aprire alla comunità. Questa è una scuola che può rimanere aperta a tutte le ore del giorno e della notte, a fronte di un’attenta progettazione e distribuzione degli spazi: al piano terra abbiamo inserito dei laboratori, una biblioteca, una palestra e un grande auditorium, garantendo una maggiore fruibilità e disponibilità dei servizi che la scuola offre, mentre il piano superiore è adibito esclusivamente ad aule.

È una scuola che si apre al territorio e alla comunità, cosa che solitamente non accade perché i servizi inseriti all’interno delle periferie vengono chiusi per paura che vengano vandalizzati. È una struttura completamente vetrata perché si apre all’esterno, è trasparente perché mette in mostra le attività e i contenuti. Il servizio deve aprirsi, non chiudersi, cerchiamo di infondere fiducia.

In quale modo nelle costruzioni che verranno realizzate la comunicazione e il riguardo per gli spazi di socialità si terranno per mano?

All’inizio di ogni progetto ci poniamo sempre degli obiettivi, quello principale è cercare di conferire identità ai luoghi, introducendo principalmente spazi riservati alla socialità e garantendo la presenza di servizi capaci di attivare la comunità. Al tempo stesso non va messa in secondo piano la riqualificazione degli edificati, che molto spesso non può risolversi semplicemente nella conservazione ma piuttosto deve farsi carico di una riprogettazione per conferirgli identità e una qualità di vita migliore.

l'architettura comunica Piazza Beuys a Bolognano riprogettata da Andrea Avantaggiato e Rocco Contillo

Il problema della separazione tra centro e periferie potrà ritenersi superato quando vivere in centro non significherà vivere meglio rispetto alla periferia. Per riqualificare una periferia non basta progettare una piazza, inserire del verde attrezzato o piccoli servizi, va tenuto in forte considerazione il contesto in cui si opera. Va allargato il raggio, come abbiamo cercato di dimostrare con il progetto della Piazza Beuys a Bolognano, un piccolo borgo vicino a Pescara, dove vivono pochissime persone. Abbiamo riprogettato la piazza, ma ci siamo resi conto che il contesto in cui era inserita non ne raccontava l’identità, per questo motivo abbiamo ripensato la facciata stessa. Ogni luogo ha una propria identità e il compito dell’architettura è anche quello di difenderla.

l'architettura comunica Riprogettazione del Parco Chiara Lubich di Andrea Avantaggiato e Rocco Contillo

Anche la riprogettazione del Parco Chiara Lubich, un’area periferica di Foggia, esprime bene la volontà di rispettare l’identità di un luogo e di restituirgli benessere. Lo scopo del progetto era contrastare la siccità nell’ambiente urbano, una delle problematiche più insistenti di questa città, insieme agli immensi vuoti urbani. Nelle aree verdi del progetto non c’era niente, abbiamo riqualificato l’intera porzione di città abbandonata a se stessa. Abbiamo sfruttato le pendenze del territorio per raccogliere in un bacino idrico l’acqua piovana per scaricarla nella falda acquifera, ricaricandola. Sulle stesse coperture verdi delle residenze sono stati installati alcuni tubi per la raccolta dell’acqua piovana in una cisterna, così da poter essere utilizzata all’interno delle singole abitazioni. Questo progetto è emblematico perché è rivolto a restituire benessere sia agli abitanti che al territorio.

Qual è il ruolo che riconoscete all’estetica, quindi al concetto e all’espressione del bello, nella fase di progettazione? L’estetica può essere strumento per l’interazione urbana e sociale?

La componente estetica – la bellezza – in architettura per noi è fondamentale, è parte essenziale della progettazione. L’estetica nelle università purtroppo è quasi un tabù, si tende ad insegnare la funzionalità, come se il resto fosse superfluo ma non lo è. Parliamo spesso di benessere, perché lo concepiamo come l’unione di bellezza e funzionalità. Anche per questo ci ispiriamo molto all’elemento naturale, che è di per sé perfetto, al contrario di qualsiasi altro utensile costruito dall’uomo, elemento imperfetto. È questa la filosofia che sta alla base dei nostri progetti: se le persone non si sentono bene all’interno di un luogo, significa che noi progettisti abbiamo commesso un errore, non abbiamo svolto veramente il nostro lavoro.

l'architettura comunica Progetto di urbanistica The Big Jump Camp a Fontanelle-Sambuceto di Andrea Avantaggiato e Rocco Contillo

The Big Jump Camp a Fontanelle-Sambuceto è un progetto di urbanistica inserito in un quartiere periferico al confine di Pescara, di fronte all’aeroporto. È sempre stato un quartiere connotato da forti problematiche ed è prettamente industriale, ci sono pochissime residenze e quelle presenti costeggiano il parco. Nel progetto abbiamo utilizzato zone che tuttora rimangono inutilizzate e distese di verde del tutto abbandonate.

Questo è un progetto completamente ecosostenibile, a partire dalle vernici per la pavimentazione e i muri, che riducono del 88% l’anidride carbonica. I muri che delimitavano i giardini privati non potevano essere demoliti e allora abbiamo scelto di colorarli a scopo motivazionale. Per di più, non tutte le alberature diminuiscono l’anidride carbonica, alcune la aumentano addirittura, dopo un’attenta ricerca ne abbiamo scelte tre da inserire.

È un progetto molto colorato perché è situato in un quartiere spento, in un’area anonima e per di più, essendo così vicino all’aeroporto, ha il compito di accogliere i nuovi arrivati come area di ben venuto. È stata pensata come un’area polifunzionale: un’area svago per i lavoratori, area sport. Attraverso l’arte e il colore abbiamo cercato di restituire un’identità a questa zona.